Sarà una tiepida mattina di primavera, forse sarà aprile.
Sì, sarà aprile
Avrò una nuova consapevolezza addosso e magari anche un nuovo vestito, corto, e delle scarpe appena comprate, di quelle scomode ma lucide, attirasguardi ma da bolla immediata sul tallone, per capirci.
Sarò sicura di me, il finestrino un po' abbassato, l'aria tra i capelli biondi che chissenefrega se domani avrò la sinusite. Oggi è oggi. Domani scatarro.
Sarà in quello stato di luccichìo mentale che lo vedrò e deciderò di provarci subito.
Una cosa mai fatta prima nella vita, un embolo improvviso. Avrò in me una strana sicurezza che mi renderà fiera ma con addosso anche una giusta dose di imbarazzo.
Una tigre davanti ad una bistecca di soia.
Frenerò, lo punterò, farò retromarcia.
'Sei mio'.
Non ce la farò al primo tentativo, ma non ne sarò stupita. Non mi perderò d'animo e ritenterò una seconda volta e poi anche una terza. E una quarta e una quinta. E pure una sesta.
Una piccola folla di curiosi si avvicinerà e due anziani si metteranno alle estremità del parcheggio e faranno gesti con le braccia e le mani come a dire 'qua davanti ha ancora tanto così! Venga, venga!' e 'Si fermi, bojafauss, qua non ci sta manco più uno spillo!'
Ma io non li guarderò, vorrò fare tutto da sola.
Il mio primo parcheggio in retro.
Verrà la notte, la folla poco alla volta si disperderà, gli anziani andranno a casa loro a sperare di risvegliarsi la mattina dopo ed io continuerò a provare e a riprovare.
Diventerò un fenomeno mediatico, televisivo, da social network.
Tutti faranno battute sulla donna coraggiosa che vuole parcheggiare in retromarcia.
Battute tutte uguali, smitragliate di battute, raffiche di freddure.
Quando tutti i giochi di parole sulla retromarcia, i parcheggi e la donna al volante che è pericolo costante saranno esauriti, si accorgeranno che sono pure bionda. E potranno ricominciare daccapo.
Una famosa casa automobilistica regalerà due Suv ai proprietari delle macchine in cui starò disperatamente cercando di infilarmi da settimane per evitare loro di toglierle e consentirmi di continuare a provare.
Un'autobotte carica di benzina sarà pronta a farmi il pieno ad ogni ora del giorno e della notte.
Una nota marca di assorbenti con le ali attaccherà striscioni sulla mia auto, avrò uno sponsor e non saprò che farmene.
Allo Show dei Record mi dedicheranno una puntata intera: 'La donna che tenta un parcheggio in retro da quasi 15 anni.' Opinionisti del calibro di Signorini e Bunga -uno degli elefanti di Moira Orfei- parleranno di me seduti su un divanetto rosso.
Il video dei miei tentativi parcheggiferi passerà su Studio Aperto tra un gattino che lecca un coniglietto nano e un marito che è innocente fino a prova contraria, però intanto guardiamo che pashmina usava e psicanalizziamolo, il bastardo.
Vedrò albe e tramonti e il funerale di uno dei due vecchi.
Vedrò un ragazzino coi capelli rossi crescere e diventare una splendida donna.
Vedrò l'arbre magique al pino scolorire, diventare bianco, accartocciarsi e diventare polvere.
Forse mi commuoverò.
Vedrò il capo del marketing della nota marca di assorbenti togliere lo striscione dal cofano della mia auto, buttarlo in un bidone dell'indifferenziata e sostituirlo con un lucido adesivo col marchio di pannoloni per l'incontinenza.
Poi, all'improvviso, non vedrò più nessuno.
Sarò passata di moda.
Forse, da qualche parte, nel mondo, una giovane sposa starà tentando di cucinare meglio della madre del suo novello marito e tutti i riflettori saranno puntati su di lei.
Sarà allora che chiuderò gli occhi, accarezzerò piano il volante e spingerò il piede sull'acceleratore, lieve, per l'ultima volta. Un respiro, ancora uno e poi la macchina sarà finalmente ferma, storta, tra un dentro e un fuori.
Quando mi troveranno non riusciranno fare a meno di commentare: 'Beh... Se l'è proprio cercata.'
. Millemila fantasticherie su come morirò . Ma anche: . Millemila fantasticherie su come salverò il mondo grazie a ArrivareAllaFineDelMeseWoman! .
sabato 21 febbraio 2015
sabato 27 dicembre 2014
martedì 18 novembre 2014
sabato 27 settembre 2014
lunedì 28 luglio 2014
. DENTRO UNO SBADIGLIO .
Tempo di lettura: una piccola coda alla cassa 'max 10 pezzi' del supermercato.
Ricordo perfettamente quando partì.
Ero seduta sul divano, i miei piedi non arrivavano ancora a toccare per terra. La testa era appoggiata sulla spalla della nonna -il suo vestito verde messo mille volte ma indossato sempre con l'insicurezza lieve di una prima volta- i miei occhi pesanti, le sue mani rovinate dalla candeggina intente ad accarezzarmi la testa.
Improvvisamente spalancai la porta ad uno sbadiglio. E lui mi scappò.
Andò a posarsi sulla bocca della nonna che non fece nessuna resistenza: arricciò un poco il naso, strizzò gli occhi e sbadigliò a sua volta.
Fu la prima ad essere contagiata.
Si girò verso il nonno: lo sbadiglio volò rapido fino a lui che, colto di sorpresa mentre si infilava il cappotto, cercò di resistergli. Inspirò dal naso, l'aria gli dilatò le narici ed iniziò a solleticargli l'esofago mentre tutti e due gli occhi erano in preda ai lucciconi.
Fu una dura lotta che finì con il nonno sbadigliante davanti alla porta di casa.
Di lì passava il signor Zecchetti che nella vita faceva il fabbro, aveva una moglie ed un merlo indiano e non desiderava niente di più, se non un bicchiere di vino rosso quando c'era da festeggiare qualcosa di buono o da dimenticare una tristezza. Praticamente tutti i giorni.
Lo sbadiglio gli si appiccicò in faccia e, per una manciata di secondi, gli stravolse la bocca.
Graziella, la proprietaria del negozio di fiori 'FiorDiPoesia' non poté fare a meno di notarlo e di pensare che per la sua cafonaggine il signor Zecchetti si sarebbe meritato un bel mazzo di garofani bianchi, che nel linguaggio dei fiori significano 'sdegno'. Poi sbadigliò. Ma con la mano davanti alla bocca.
In quel momento Marco, il ragazzo delle consegne, stava caricando sulla sua Uno verde bottiglia il mazzo di tulipani rossi e gialli che Giacomo gli aveva chiesto di recapitare ad Adele Ferri al Gate numero 5 dell'aeroporto.
'Fai più in fretta che puoi!', lo aveva pregato Giacomo che indossava una vocina ansiosa ed un completo gessato che con quella vocina faceva a botte.
'Dichiarazione d'amore' e 'amore disperato' stavano ora appoggiati, avvolti dentro a della carta crespa viola, sul sedile del passeggero della Uno verde bottiglia. Marco si mise al volante e alzò gli occhi verso la vetrina del negozio della signora Graziella, per assicurarsi di poter partire. Fu in quell'istante che lo sbadiglio trovò un varco tra i due, e passò. Marco lo espulse in macchina e lo sbadiglio si trovò a rimbalzare senza pace tra il cruscotto, i finestrini, i sedili ed il clacson.
Solo quando il ragazzo delle consegne arrivò in aeroporto ed aprì la portiera, fu libero di uscire.
Si fece strada lungo una fila di Giapponesi, conquistò le labbra di Amanda -siliconata soubrette tutta curve di una tv privata marchigiana- rimbalzò sulla dentiera di un'anziana tutta curva e basta, andò in bagno con Giorgio, preparò un caffè macchiato - in tazza grande - tiepida - con latte a parte - e caffè doppio insieme ad Anna e s'imbarcò sul volo per Zadar insieme a Natalia.
Gli anni passavano, lo sbadiglio continuava a viaggiare.
Ascoltò le canzoni che il mare aveva voglia di cantare abbracciato ad Igor e suo figlio, arrivò ad Atene con Irina, mendicò qualche moneta con il cane di Zazì, si appoggiò sulla nuca di Rafaela mentre Jerome le si addormentava contro, stringendola a cucchiaio.
Mise il bigliettino 'basta guerra' nel muro del pianto insieme alla piccola Ruth ed alla sua mamma, maledì un treno in ritardo insieme alle fossette di Mohammed, aspettò il tramonto su una chaise longue a Phuket e, quando vide il mare tingersi di arancione, pianse insieme a Ludovica.
Vide la pagoda costruita in cima alla Golden Rock, fece scorpacciate di ostriche di Marennes-Olèron, prese il tram 28 a Lisbona, si sposò ubriaco a Las Vegas, si addormentò dentro ad un sacco a pelo sulle cascate d'Ouzoud, annusò l'India e poi, tutto d'un tratto, decise che aveva visto abbastanza.
E che sarebbe tornato indietro.
Immagino che lo farà a cavallo di una bocca che mi ama.
Lo immagino così, accoccolato su una bocca che avrà saputo vegliare sul mio sonno nelle notti senza luna, notti in cui a cadere non ci sono stelle ma incubi. Una bocca che avrà concluso litigi con i baci. Sarà quella bocca ad aprire per l'ultima volta la porta del mio sbadiglio.
Lascerò che mi contagi, le mie guance e la mia fronte si tenderanno.
Lo sbadiglio disegnerà sul mio viso tutto il mondo che ha visto.
Tutte le bocche che l'hanno ospitato me le farò raccontare, tutte le lingue che ha parlato me le farò insegnare.
Poi, silenziosamente, dopo avere respirato tutta quella vita, butterò fuori la mia.
E richiuderò la porta da cui era scappato, per sempre.
Ricordo perfettamente quando partì.
Ero seduta sul divano, i miei piedi non arrivavano ancora a toccare per terra. La testa era appoggiata sulla spalla della nonna -il suo vestito verde messo mille volte ma indossato sempre con l'insicurezza lieve di una prima volta- i miei occhi pesanti, le sue mani rovinate dalla candeggina intente ad accarezzarmi la testa.
Improvvisamente spalancai la porta ad uno sbadiglio. E lui mi scappò.
Andò a posarsi sulla bocca della nonna che non fece nessuna resistenza: arricciò un poco il naso, strizzò gli occhi e sbadigliò a sua volta.
Fu la prima ad essere contagiata.
Si girò verso il nonno: lo sbadiglio volò rapido fino a lui che, colto di sorpresa mentre si infilava il cappotto, cercò di resistergli. Inspirò dal naso, l'aria gli dilatò le narici ed iniziò a solleticargli l'esofago mentre tutti e due gli occhi erano in preda ai lucciconi.
Fu una dura lotta che finì con il nonno sbadigliante davanti alla porta di casa.
Di lì passava il signor Zecchetti che nella vita faceva il fabbro, aveva una moglie ed un merlo indiano e non desiderava niente di più, se non un bicchiere di vino rosso quando c'era da festeggiare qualcosa di buono o da dimenticare una tristezza. Praticamente tutti i giorni.
Lo sbadiglio gli si appiccicò in faccia e, per una manciata di secondi, gli stravolse la bocca.
Graziella, la proprietaria del negozio di fiori 'FiorDiPoesia' non poté fare a meno di notarlo e di pensare che per la sua cafonaggine il signor Zecchetti si sarebbe meritato un bel mazzo di garofani bianchi, che nel linguaggio dei fiori significano 'sdegno'. Poi sbadigliò. Ma con la mano davanti alla bocca.
In quel momento Marco, il ragazzo delle consegne, stava caricando sulla sua Uno verde bottiglia il mazzo di tulipani rossi e gialli che Giacomo gli aveva chiesto di recapitare ad Adele Ferri al Gate numero 5 dell'aeroporto.
'Fai più in fretta che puoi!', lo aveva pregato Giacomo che indossava una vocina ansiosa ed un completo gessato che con quella vocina faceva a botte.
'Dichiarazione d'amore' e 'amore disperato' stavano ora appoggiati, avvolti dentro a della carta crespa viola, sul sedile del passeggero della Uno verde bottiglia. Marco si mise al volante e alzò gli occhi verso la vetrina del negozio della signora Graziella, per assicurarsi di poter partire. Fu in quell'istante che lo sbadiglio trovò un varco tra i due, e passò. Marco lo espulse in macchina e lo sbadiglio si trovò a rimbalzare senza pace tra il cruscotto, i finestrini, i sedili ed il clacson.
Solo quando il ragazzo delle consegne arrivò in aeroporto ed aprì la portiera, fu libero di uscire.
Si fece strada lungo una fila di Giapponesi, conquistò le labbra di Amanda -siliconata soubrette tutta curve di una tv privata marchigiana- rimbalzò sulla dentiera di un'anziana tutta curva e basta, andò in bagno con Giorgio, preparò un caffè macchiato - in tazza grande - tiepida - con latte a parte - e caffè doppio insieme ad Anna e s'imbarcò sul volo per Zadar insieme a Natalia.
Gli anni passavano, lo sbadiglio continuava a viaggiare.
Ascoltò le canzoni che il mare aveva voglia di cantare abbracciato ad Igor e suo figlio, arrivò ad Atene con Irina, mendicò qualche moneta con il cane di Zazì, si appoggiò sulla nuca di Rafaela mentre Jerome le si addormentava contro, stringendola a cucchiaio.
Mise il bigliettino 'basta guerra' nel muro del pianto insieme alla piccola Ruth ed alla sua mamma, maledì un treno in ritardo insieme alle fossette di Mohammed, aspettò il tramonto su una chaise longue a Phuket e, quando vide il mare tingersi di arancione, pianse insieme a Ludovica.
Vide la pagoda costruita in cima alla Golden Rock, fece scorpacciate di ostriche di Marennes-Olèron, prese il tram 28 a Lisbona, si sposò ubriaco a Las Vegas, si addormentò dentro ad un sacco a pelo sulle cascate d'Ouzoud, annusò l'India e poi, tutto d'un tratto, decise che aveva visto abbastanza.
E che sarebbe tornato indietro.
Immagino che lo farà a cavallo di una bocca che mi ama.
Lo immagino così, accoccolato su una bocca che avrà saputo vegliare sul mio sonno nelle notti senza luna, notti in cui a cadere non ci sono stelle ma incubi. Una bocca che avrà concluso litigi con i baci. Sarà quella bocca ad aprire per l'ultima volta la porta del mio sbadiglio.
Lascerò che mi contagi, le mie guance e la mia fronte si tenderanno.
Lo sbadiglio disegnerà sul mio viso tutto il mondo che ha visto.
Tutte le bocche che l'hanno ospitato me le farò raccontare, tutte le lingue che ha parlato me le farò insegnare.
Poi, silenziosamente, dopo avere respirato tutta quella vita, butterò fuori la mia.
E richiuderò la porta da cui era scappato, per sempre.
martedì 3 giugno 2014
. SUL SET DI UN FILM PORNO, NEL 2064 .
Tempo di lettura: mezzo Calippo.
'Truccatemi la vecchia!'
Due omoni di colore -nudi ma con la cravatta, come userà quell'anno- verranno a prendermi, mi solleveranno e mi porteranno di peso su una comodissima sedia girevole di pelle bianca posizionata davanti ad uno specchio.
Per ringraziarli della loro gentilezza mi verrà spontaneo fargli un sorriso.
'Che vacca.'
'Pornodiva professionista, che vuoi farci.' commenteranno andandosene.
Gli guarderò il dildo a forma di coda di cavallo piantato tra le natiche.
Ne avrò viste di code nelle chiappe nella mia vita, a quel punto. Nonostante questo mi ritroverò a pensare che non riuscirò mai a farci l'abitudine.
Mi sistemerò il foulard e la crocchia di capelli bianchi guardandomi allo specchio; seguirò le rughe con un dito cercando di ricordare per ognuna l'emozione che l'aveva partorita.
'Quelle intorno agli occhi vanno all'insù: risate. Tantissime risate. Questa mi divide la fronte a metà: perdita, distacco. E poi tutte le cose che ho pensato ma che non ho mai avuto il coraggio di dire. A Dario, per esempio. Era tanto che non pensavo più a lui....' Sorriderò. 'Questa intorno alle labbra, invece..'
La truccatrice entrerà all'improvviso, sventolandomi in faccia i suoi paracapezzoli di pailettes.
'Scusi. Sta ripassando la parte?'
'No cara, stai tranquilla, stavo solo pensando a voce alta.'
'Mettiamo le cose in chiaro. Preferirei che tra noi ci fosse un rapporto professionale', mi dirà serissima leccando un'amarena che avrà tirato fuori da chissà dove.
'Non mi chiami con nomignoli da film porno, 'cara' a me non piace, non sono una sua collega. Io sono una persona rispettabile. Usi il mio nome vero e solo quello. Dirty Sanchez.'
'Certo, come vuoi tu Dirty. Io sono Annalisa, piacere.' Lo dirò allungando la mano verso di lei e sbaglierò ancora una volta. Non imparerò mai che la gentilezza è diventata un tabù.
Dirty farà finta di niente ma capirò da come tirerà su nervosamente le due strisce di coca dalla mensola di fronte allo specchio di non andarle a genio.
Mi chiederà se voglio favorire, le dirò di no -che ho la mia personale da anni- e tirerò fuori una confezione di borotalco dalla borsa nera coi manici che fu della mia mamma. Annuserò, le narici si riempiranno di buono e di pulito e la testa viaggerà alla velocità della luce nei ricordi, dall'infanzia fino al presente.
Che viaggio mi farò.
Dirty mi guarderà e poi sussurrerà piano, verso il pavimento: 'cazzo, che fattona.'
Un po' di cipria, qualche spruzzo di lacca, un velo di burrocacao e sarò pronta. La costumista mi porterà lo scialle di lana e la responsabile della mensa una tazza di brodo con le stelline. Entrambe nude, entrambe dandosi appuntamento all'orgia di lavoro di quella sera, entrambe parlando con quella voce senza emozioni che avranno tutti, nel 2064.
Tutti tranne gli attori porno.
Guarderò fuori dalla finestra. Vedrò persone nude camminare per la strada.
Non un sorriso, non un saluto, mai uno scambio. Le teste chine a guardare sui tablet.
Vedrò vigili sculacciare pedoni beccati a passare col rosso. E anche col verde.
Sui cartelloni attaccati ai palazzi, modelle semivestite ammiccheranno a chi avrà ancora i muscoli del collo abbastanza forti per guardare in alto.
'Portatemi la vecchia!'
Gli omoni CodaNelleChiappeMuniti mi posizioneranno su una sedia a dondolo al centro del set.
'E' bellissima', dirò tutta emozionata, che nel 2064 non sarà mica facile vedere una sedia a dondolo.
A quel punto faranno entrare il mio partner. Ci guarderemo fissi, le dentiere a masticare aria ed incredulità, finché io dirò: 'Dario! Sei proprio tu?'
'Lisa! Anche tu qui... è.. è... incredibile.'
'E' l'unico modo che ho per continuare ad essere me stessa. E per non perdermi, là fuori.'
'Idem. Che bello rivederti...'
Ci abbracceremo forte, tutti commossi.
'Buttate una secchiata d'acqua fredda sugli attori!, sono già al petting ma le macchine non sono partite! Brutti pervertiti maniaci dell'amore!', protesterà il regista.
'Motore', 'Partito!', 'Parliamo d'amore per ore, prima!', 'Eeee, azione!'
Parleremo davvero per ore ricordando quando le persone si facevano i regali per il compleanno. Quando un 'grazie' aveva un significato e non era considerato robaccia oscena, quando si sorrideva a qualcuno su un pullman, quello ricambiava e tu pensavi che la vita non è male, anzi. Parleremo di noi stessi dei tempi migliori. Il mare, te lo ricordi? Secchielli, palette e la sabbia nel costume, che ancora si usava. I risvegli allegri, quelli tristi, i litigi e la pace. Il tempo insieme, i cappotti in inverno e non il latex, la lontananza, i morsi sul collo -patisci ancora se ti toccano l'ombelico? Le risate, gli affanni, l'amore più grande che c'è. Non te l'avevo mai detto e mi è venuta questa ruga qua. Ora te lo dico e sono felice. Anch'io sono felice. Abbracciami.
Ci addormenteremo così, mischiando emozioni, impastando ricordi, tenendoci per mano.
E sarà l'ultima volta che ci addormenteremo. Girando un film porno, nel 2064.
'Professionisti del proibito. Avete sentito come hanno parlato d'amore 'sti zozzi? Pazzesco, ci credo che ci hanno lasciato le penne. Chissà come fanno. Faremo il boom delle vendite con 'sto filmetto.' commenterà il regista prima di gridare: 'Studio libero!'.
'Truccatemi la vecchia!'
Due omoni di colore -nudi ma con la cravatta, come userà quell'anno- verranno a prendermi, mi solleveranno e mi porteranno di peso su una comodissima sedia girevole di pelle bianca posizionata davanti ad uno specchio.
Per ringraziarli della loro gentilezza mi verrà spontaneo fargli un sorriso.
'Che vacca.'
'Pornodiva professionista, che vuoi farci.' commenteranno andandosene.
Gli guarderò il dildo a forma di coda di cavallo piantato tra le natiche.
Ne avrò viste di code nelle chiappe nella mia vita, a quel punto. Nonostante questo mi ritroverò a pensare che non riuscirò mai a farci l'abitudine.
Mi sistemerò il foulard e la crocchia di capelli bianchi guardandomi allo specchio; seguirò le rughe con un dito cercando di ricordare per ognuna l'emozione che l'aveva partorita.
'Quelle intorno agli occhi vanno all'insù: risate. Tantissime risate. Questa mi divide la fronte a metà: perdita, distacco. E poi tutte le cose che ho pensato ma che non ho mai avuto il coraggio di dire. A Dario, per esempio. Era tanto che non pensavo più a lui....' Sorriderò. 'Questa intorno alle labbra, invece..'
La truccatrice entrerà all'improvviso, sventolandomi in faccia i suoi paracapezzoli di pailettes.
'Scusi. Sta ripassando la parte?'
'No cara, stai tranquilla, stavo solo pensando a voce alta.'
'Mettiamo le cose in chiaro. Preferirei che tra noi ci fosse un rapporto professionale', mi dirà serissima leccando un'amarena che avrà tirato fuori da chissà dove.
'Non mi chiami con nomignoli da film porno, 'cara' a me non piace, non sono una sua collega. Io sono una persona rispettabile. Usi il mio nome vero e solo quello. Dirty Sanchez.'
'Certo, come vuoi tu Dirty. Io sono Annalisa, piacere.' Lo dirò allungando la mano verso di lei e sbaglierò ancora una volta. Non imparerò mai che la gentilezza è diventata un tabù.
Dirty farà finta di niente ma capirò da come tirerà su nervosamente le due strisce di coca dalla mensola di fronte allo specchio di non andarle a genio.
Mi chiederà se voglio favorire, le dirò di no -che ho la mia personale da anni- e tirerò fuori una confezione di borotalco dalla borsa nera coi manici che fu della mia mamma. Annuserò, le narici si riempiranno di buono e di pulito e la testa viaggerà alla velocità della luce nei ricordi, dall'infanzia fino al presente.
Che viaggio mi farò.
Dirty mi guarderà e poi sussurrerà piano, verso il pavimento: 'cazzo, che fattona.'
Un po' di cipria, qualche spruzzo di lacca, un velo di burrocacao e sarò pronta. La costumista mi porterà lo scialle di lana e la responsabile della mensa una tazza di brodo con le stelline. Entrambe nude, entrambe dandosi appuntamento all'orgia di lavoro di quella sera, entrambe parlando con quella voce senza emozioni che avranno tutti, nel 2064.
Tutti tranne gli attori porno.
Guarderò fuori dalla finestra. Vedrò persone nude camminare per la strada.
Non un sorriso, non un saluto, mai uno scambio. Le teste chine a guardare sui tablet.
Vedrò vigili sculacciare pedoni beccati a passare col rosso. E anche col verde.
Sui cartelloni attaccati ai palazzi, modelle semivestite ammiccheranno a chi avrà ancora i muscoli del collo abbastanza forti per guardare in alto.
'Portatemi la vecchia!'
Gli omoni CodaNelleChiappeMuniti mi posizioneranno su una sedia a dondolo al centro del set.
'E' bellissima', dirò tutta emozionata, che nel 2064 non sarà mica facile vedere una sedia a dondolo.
A quel punto faranno entrare il mio partner. Ci guarderemo fissi, le dentiere a masticare aria ed incredulità, finché io dirò: 'Dario! Sei proprio tu?'
'Lisa! Anche tu qui... è.. è... incredibile.'
'E' l'unico modo che ho per continuare ad essere me stessa. E per non perdermi, là fuori.'
'Idem. Che bello rivederti...'
Ci abbracceremo forte, tutti commossi.
'Buttate una secchiata d'acqua fredda sugli attori!, sono già al petting ma le macchine non sono partite! Brutti pervertiti maniaci dell'amore!', protesterà il regista.
'Motore', 'Partito!', 'Parliamo d'amore per ore, prima!', 'Eeee, azione!'
Parleremo davvero per ore ricordando quando le persone si facevano i regali per il compleanno. Quando un 'grazie' aveva un significato e non era considerato robaccia oscena, quando si sorrideva a qualcuno su un pullman, quello ricambiava e tu pensavi che la vita non è male, anzi. Parleremo di noi stessi dei tempi migliori. Il mare, te lo ricordi? Secchielli, palette e la sabbia nel costume, che ancora si usava. I risvegli allegri, quelli tristi, i litigi e la pace. Il tempo insieme, i cappotti in inverno e non il latex, la lontananza, i morsi sul collo -patisci ancora se ti toccano l'ombelico? Le risate, gli affanni, l'amore più grande che c'è. Non te l'avevo mai detto e mi è venuta questa ruga qua. Ora te lo dico e sono felice. Anch'io sono felice. Abbracciami.
Ci addormenteremo così, mischiando emozioni, impastando ricordi, tenendoci per mano.
E sarà l'ultima volta che ci addormenteremo. Girando un film porno, nel 2064.
'Professionisti del proibito. Avete sentito come hanno parlato d'amore 'sti zozzi? Pazzesco, ci credo che ci hanno lasciato le penne. Chissà come fanno. Faremo il boom delle vendite con 'sto filmetto.' commenterà il regista prima di gridare: 'Studio libero!'.
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